Aggiungiamo e riprendiamo. Suonano davvero tutto. In questo caso, era ristretto all'utilizzo di violini per uno, e chitarra-pezzo di metallo circolare per l'altro.
Tony Conrad nasce nel 41 ed è esponente del movimento minimalista degli inizi degli anni 60 con il Teatro di Eternal Music insieme anche a John Cale, Agnus MacLise o anche Marian Zazeela e La Monte Young. È violinista, scrittore e cineasta e influenzato dal drone indiano, ovvero quel rumore costante dietro musica indiana. Interessante è la rottura con i concetti di inizio e fine, estremi, apici e climax per porre in esclusiva la magnitudine del suono stesso. Con la ripetizione dello stesso suono, ci si immerge in una struttura complessa senza più armonie nè precisi obiettivi finali, chiudendo la porta della musica come la conosciamo oggi o nella storia reinventando un intero linguaggio.
L'altro è Keiji Haino nato nel 52, è un mostro dell'arte cult e della cultura underground giapponese. Nella sua mente e nelle sue composizioni si aggirano gli echi di musica monastica tibetana, blues primitivo, Antonin Artaud, nonchè psichedelia e sicuramente qualcosa del rock piû estremo. Più sopra abbiamo citato il fatto che suonano tutto, e Haino lo fa anche con l'intero corpo, coinvolgendosi come elettrificato.
Al finale della loro esibizione, ci siamo trovati tutti completamente senza energie, occhi rossi e molto, molto stanchi. Ma i due avrebbero potuto continuare per ore, poichè non c'era alcun bisogno nè logica per concludere. Haino entra in una sorta di estasi ed è letteralmente posseduto dal suono, inconcepibile per chi guarda.
Ciò che ci colpisce di più lo possiamo affermare seguendo proprio la memoria del corpo. Ancora adesso sentiamo la massa di quei suoni sulle spalle e nelle gambe e le nostre orecchie, abituate ad armonie e suoni piacevoli, storcere il naso con disgusto.
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Intervista con Tony Conrad! da LUff Radio
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Haino poi si esibisce come colonna sonora vivente nell'accompagnamento musicale del documentario-film JO di Cameron Jamie, dove magari similmente a Koyanisqaatsi ci mostra l'idiozia comportamentale dell'uomo, la tristezza di ciò che porta l'abitudine, il record mondiale del mangiatore di hot dog.
Tutto ciò assolutamente « mind - blasting ».
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