Il Signor K. è fuggito. È armato. Le scuole della cittadina sono chiuse. Un centinaio di poliziotti pattugliano il quartiere dove abitava. È stato sfrattato il signor K. e quando sono venuti a portarlo via lui ha sparato. Poi si è asserragliato al pianterreno, poi è fuggito. La prima notte è ritornato, ha sparato un colpo, ferendo un poliziotto.
Lo cercano coi cani e pure con un elicottero dotato di telecamera ad infrarossi. Succede in Svizzera, a Bienne o Biel, a pochi chilometri da Neuchatel o Neuenburg. Se un posto si chiama in due modi qualche pasticcio nella testa della gente dovrà pur esserci ha commentato mio padre la notizia del fuggitivo. Mio padre a cui, come a molti, il Signor K. sta simpatico Ma speriamo non faccia casini, tipo uccidere o uccidersi. Io gli ho detto che per me è già in qualche bosco a farsi divorare dagli animali e che il suo ultimo pensiero dev’essere stato l’auspicarsi un veloce arrivo dell’inverno, così da renderlo introvabile, seppellito nella neve, senza carne. Uno scheletro bianco nel bianco a fabbricare epopee nelle osterie della Svizzera intera. Mio padre mi ha detto che non ho capito niente, che il Signor K. si sente solo, e che bisognerebbe andare in piazza a manifestare. I vecchi li dimenticano sai! ha detto. Perché il Signor K. ha 68 anni, è in pensione. La sua abitazione è stata messa all’asta dalla giustizia civile. Il Signor K. ha reagito e da quattro giorni la Svizzera intera segue la sua storia. O forse non dovremmo chiamarla Svizzera. Ma il mondo di K.





















