Programmazione Blog Gilgamesh 1782 "Silenzio" di Enrico Petronio

Per la mia neo-rubrica chiamata Gilgamesh 1782, che tratta un insieme di storie, curiosità, pezzi letterari e spettacoli che hanno come denominatore comune il teatro, il suono e le lingue, ho voluto iniziare con la presentazione di un cd audio che ha creato un mio caro amico, regista e attore romano. Il titolo del lavoro è Silenzio, una parola perfetta per porre le fondamenta a una rubrica che tratta ciò che va solo ascoltato.

 

 

Il Silenzio, mi sembra di capire, in questo caso proviene dalla violenza del non ascolto, quando il dialogo è schiacciato e si finisce chiusi come rei in una stanza, incatenati. A quel punto, idee, pensieri, creazioni diventano grigi, secchi, morti. Il silenzio quindi è imposto con rigore e si espande a macchie d'olio su tutto il corpo. Conseguenza: essere inumano senza forza vitale ne' creatrice, un blocco di arti e organi senza scopo. E il Silenzio diventa completamente interiore.
Enrico recita nella prima traccia il monologo del duca di Vienna (Misura per Misura, atto 3, scena 1), quando irriconoscibile, dimostra a Claudio condannato a morte, l'inutilità di aver paura di una morte che è solo una tra le mille morti che segnano una vita. Siamo solo i zimbelli della morte, dice il duca. Eppure dopo le parole convincenti del duca, Claudio cambia idea immediatamente di fronte alla fredda ed egoista risolutezza della sorella e la paura di ciò che non si conosce di fronte alla morte, che ripone noi uomini nuovamente nella condizione della nostra piccolezza.
La paura, la violenza, l'abbandono, sono forme violente che portano ad una assenza d'amore che qui in questo lavoro è cruciale per Enrico poichè per lui è la causa di un mondo che non ascolta più, o meglio, ascolta solo sè stesso.

Ho sottoposto a Enrico qualche domanda su di lui e sul suo lavoro.


1. Tu sei laureato attore alla scuola Piccolo Teatro di Milano. Una volta terminato la scuola, cosa hai fatto / cosa vuol dire essere neoattori?

Una volta diplomato ho fatto tante cose diverse, di ottima, buona e pessima qualità. Essere un giovane attore significava allora fare provini, casting, colloqui… una serie di cose che hanno senso e una serie di cose che non ne hanno alcuno. Prima di capire come funziona e che ti si illuminino gli occhi ci vuole un po’. Fatica, soldi e dolore. Io oggi sono il risultato dei miei successi e dei miei fallimenti. Tutte le cose che scelgo di fare oggi sono perché non sono riuscito a farne altre. E la sostanza delle cose che faccio oggi è perché, facendone invece altre, ho imparato qualcosa. Non mi interessa assolutamente essere un attore oggi in Italia. Mi interessava, mi sarebbe piaciuto, allora, per vanità, ma ora no. Io non so vivere nel mondo, e a questo punto, veramente non mi va neanche. Parliamoci chiaro: essere neoattori comporta tutta una serie di prese per i fondelli e di banalità che sono vergognose. Io combatto e vado avanti a modo mio. E cerco ogni volta di capire perché davanti a un certo gruppo di gente dico certe parole. Perché pagano il biglietto? Cosa do io? Loro sono quelli che mandano avanti il mondo, io sono il giullare del re.

2. L'esperienza all'estero e la recitazione in una lingua diversa dalla tua, che impatto ha avuto sulla tua espressione artistica?

Io non mi sento italiano. O meglio, ho avuto un’educazione svizzera e un inprinting artistico anglosassone. Sono un’anima pop. Mi piace Madonna e Michael Jackson. Ho imparato a conoscere ed amare l’Italia solo dopo i vent’anni, al Piccolo di Milano. Ora l’Italia la conosco un po’ meglio, e mi piace moltissimo. Ma la mia formazione rimane straniera, che io la voglia o no. Io penso non-italiano. Non mi interesso di politica (politica a buon mercato)… sono più libero, mi piace giocare… Studio ore ed ore Shakespeare, o Cechov, o Pirandello… poi quando entro in studio di registrazione faccio solo quel che mi pare. Non è solo questione di lingua… sono i miei pensieri che non sono italiani.

3. Di recente hai deciso di provare la regia. Ci racconti brevemente cosa hai diretto/prodotto e le difficoltà che hai incontrato nella realizzazione?

Appena uscito dal Piccolo, il Prf. Bosisio mi ha permesso di cominciare il mio percorso nella regia nel suo teatro, il Vittoriale a Gardone, di cui allora era direttore artistico. La mia prima regia: I due gentiluomini di Verona di Shakespeare. Oggi non la chiamerei neanche più una regia. Se guardo indietro ricordo solo una serie di tentativi e di fallimenti. Ho diretto Tutto è bene quel che finisce bene, Romeo e Giulietta, Euridice (di Anouilh)… ma, ripeto, erano tentativi praticamente alla cieca. Ogni volta trovavo qualcosa, e fallivo in altre. Poi un giorno leggo una cosa che ha detto Picasso: "Io non cerco, trovo." Ho smesso di cercare, e ho trovato. Ho diretto Assassinio nella Cattedrale, ed è stata una piccola grandissima vittoria. Una sera solo in una chiesa di roma, la gente non ha capito nulla della storia, ma io avevo finalmente capito il teatro. Io non sono un tecnico, sono molto manchevole in quel senso. Anni dopo, al laboratorio con Ronconi, ho imparato da lui che ero un narcisista, un accentratore, un despota e che per me la creazione artistica era un’operazione del tutto arbitraria. Ne ho preso coscienza e mi sono detto: va bene, così sia. Non sono un regista. Non conosco le leggi della regia, non conosco neanche le leggi del mercato. Forse dovrei mettere più attenzione, o forse no. Ad ogni modo, so cosa non mi va: non mi va di fare trafile politiche e intrattenere relazioni sociali con gente a cui non ho nulla da dire solo per produrre un mio qualche spettacolo in qualche teatro di secondo livello della vita artistico-culturale romana. Questo mai.

4. Collabori con altre persone? Raccontaci di queste amicizie e del lavoro prodotto

Ho collaborato con diversi amici e colleghi… all’inizio in malo modo, eravamo giovani, io ero più giovane di loro e ci sono state difficoltà e dolori terribili. Ho mollato amici e colleghi e mi sono chiuso in casa. Per collaborare con altri bisogna essere molto forti, ed io non ero forte per niente, non mi fidavo né di me né di loro. Mi sono scritto uno spettacolo tutto da solo: volevo recitare i personaggi femminili del teatro classico, un One Man Show. Capendo chi ero e cosa potevo fare ho ricominciato a lavorare con altri. Adesso sapevo benissimo cosa fare. Non ammetto che si interferisca con la mia vena creativa, così come oggi lascio totale libertà a coloro con cui lavoro. Vado totalmente ad istinto. Non mi importa chi sei e cosa hai fatto. Secondo me oggi non c’è spazio né tempo per fare cose buone, ma solo ottime. Voglio dire che oggi la mia libertà è assoluta. Io non ho riferimenti di nessun tipo e per questo non ho mercato. Ma va bene così. Quando lavoro esigo di essere totalmente libero e se c’è una cosa che posso insegnare… e trasmettere a chi lavora con me… é che si senta altrettanto libero. Non sopporto la vergogna, il pudore. La dote che più ammiro negli uomini (e negli artisti) è il coraggio. Io sono stato un bambino pieno di paure: io voglio insegnare il coraggio.


Parliamo del tuo disco "Silenzio".

1. Prima di addentrarci nel disco, ci spieghi come mai hai voluto produrre un CD audio? Non si diventa certo ricchi con un progetto così azzardato, non credi?

Ho voluto produrre un CD audio perché soffrivo troppo all’idea che uno spettacolo finisse dopo essere rappresentato e che non lo si potesse “portare a casa”. E poi, come ho detto, io sono un’anima pop. In cuor mio, onestamente, da ragazzino volevo fare la pop-star. Volevo riempire lo stadio dei miei fan e cantare e ballare con la gente il delirio. E così oggi canto e ballo Shakespeare, O Checov o Strindberg… infondo è la stessa cosa. Da ragazzino, stavo per terra in salotto e ascoltavo i dischi di mia madre… Mina, Timi Yuro, la Fitzgerald e intanto guardavo le copertine degli LP e sognavo, sognavo… Io ho la meravigliosa capacità di fare solo cose che non mi danno una lira… un giorno, porca miseria, devo imparare a comportarmi in maniera diversa! Comunque, sì, oggi voglio fissare tutto quello che faccio su CD così che la gente possa “portarmi a casa” e magari tra qualche anno farò anche io un concerto allo stadio con centomila persone che vanno in delirio perché recito Shakespeare e ballo Michael Jackson.

2. Hai avuto la possibilità di creare assieme a un bravo fotografo (raccontaci di lui...) un concetto grafico provocante. Direi che si può facilmente intuire il rimando alla chiusura...

Quello che tu chiami “bravo fotografo” in realtà è un genio, ed è l’uomo che più mi ha insegnato al mondo. Come detto, da ragazzino ascoltavo i dischi di mina di mia madre e per ore rimanevo incantato a guardare le copertine disegnate da Balletti. Quelle copertine mi hanno formato,mi hanno insegnato tutto. Anni fa, così, senza pensarci, mando una mail alla casa discografica presentandomi e chiedendo un contatto con lui. Quel pomeriggio stesso B mi chiama al telefono. Lo vado a trovare a Milano e la sera sono a casa sua a mangiare gli spaghetti. La cosa buffa? Non è stato come realizzare un patetico sogno. È stata la cosa più… normale del mondo… come se fosse sempre dovuto accadere. Quando gli ho chiesto di farmi l’onore di fare la copertina di SILENZIO e poi sono andato da lui a fare le foto, nel suo studio, senza assistenti o niente, con una semplice macchinetta del cavolo… è stato persino un po’ noioso, cioè… nessuna emozione. B e io siamo un po’ simili. Le nostre emozioni sono tutte nei nostri cervelli e nei nostri cuori. Dal di fuori siamo un po’ grigi. Io lo chiamo Maestro, lui dice che non è Maestro. Ma io, dentro, nel mio cuore, continuo a chiamarlo Maestro.

3. I pezzi che hai scelto sono molto "sofferenti" al primo ascolto. Misura per Misura, L'ultimo giorno di un condannato a morte e due tue creazioni. Il collage come è avventuo?

L’occasione è stata recitare Il condannato da Bibli a Roma. Avevo letto anni prima il romanzo e mi era piaciuto molto perché non c’era storia, c’erano solo pensieri. Ho cercato un pezzo di Shake che lo potesse introdurre e mi sono imbattuto nel monologo del Duca in Misura per Misura. Le canzoni le ho scritte dieci anni fa e ho deciso di pubblicarle insieme ai testi. Certo. SILENZIO è un pezzo piuttosto sofferente, è vero. Onestamente, secondo me c’è poco da ridere in questi tempi. È stata la continuazione naturale, ecco, l’estensione naturale di un certo mio sentire di quei giorni, certe riflessioni, certi vissuti. I miei amici mi esortano sempre a fare qualcosa di comico. Ci proverò un giorno. Forse sono un tipo noioso, cupo, non lo so. Però secondo me nel dolore c’è un riscatto… un senso di vittoria e di potere e di onestà e di libertà… Io non voglio denunciare nulla. Figuriamoci se servo io a denunciare gli orrori della pena di morte. No, SILENZIO è il tentativo, anzi no, il viaggio attraverso i valori del dentro, dell’intimo, del privato. All’inizio si doveva intitolare GLI ULTIMI GIORNI, poi un giorno a colloquio con il mio psichiatra mi sono lamentato della mancanza di silenzio nel mondo e mi sono ricordato delle parole del mio maestro al Piccolo, Enrico d’Amato, che ci diceva “fate silenzio dentro di voi”, e così ho subito cambiato il titolo.

4. Scrivi sull'album, che la condizione generale nostra è simile a un condannato in attesa della morte. Ma ci siamo scordati così tanto di vivere?

No, no, assolutamente. Non ci scordiamo di vivere. Vivere è una maledizione, anche vivere è una condanna. Dobbiamo per forza nascere, nessuno ci chiede se vogliamo farlo. Dobbiamo per forza vivere come dobbiamo per forza morire. buffo… (vedi il monologo del Duca in fondo, ndr)

5. Sogni di una vita lontana dove tornerà a regnare un amore puro. Ti provoco: Una frase detta da Wittgenstein nel film di Jarman 'Wittgenstein': "There is no sense speaking of knowing something in a context where we cannot possible doubt something. To say 'I know something', is intierly senseless." E allora, potrebbe essere che sia impossibile anche un'amore puro in un contesto dove il male non possa esistere, non trovi?

Oddio, aspetta… vuoi dire che amore e male dipendono l’uno dall’altro? Sono d’accordo. Il male è inalienabile. Il male esiste, punto. Certi uomini sono qui per combatterlo: i governi, gli artisti… Io soffro molto nel vedere quanto tempo prezioso perdiamo a non combattere il male, ad alimentarlo. Bisogna combattere. Il mondo che io sogno probabilmente è irrealizzabile, in terra, solo nei cieli. Ma noi abbiamo il dovere di combatterlo questo male, ogni minuto della nostra vita. L’importante non è arrivare, ma partire…

6. E' molto interessante la lettura di Shakespeare in lingua originale. Sembrerebbe così che il fluire del senso dell'intero progetto passi in secondo piano e che venga data una forte importanza alle emozioni dei testi. O sto sparando nel vuoto?

No, è così. Quando ho sentito Madonna recitare l’Apocalisse all’inizio di un suo concerto… e poi cantare Vougue subito dopo… ho pensato: io voglio fare questo. Il senso narrativo del monologo del Duca è del tutto estrapolato in SILENZIO. C’è solo il senso profondo. L’arbitrarietà che uso, in realtà, non è alla cieca. Ma prendo un pezzo di testo e lo analizzo per quello che è, senza passato e senza futuro. Senza legami.

7. Come intendi portare avanti questo progetto Enrico? Farai delle letture dal vivo?

Non ne ho la minima idea. Forse rifarò SILENZIO un giorno da Bibli a roma. Boh. Sto lavorando per aprire la mia casa di produzione / distribuzione. Non ti dico cosa farò, ma cosa mi piacerebbe fare un giorno. Mi piacerebbe che pezzi come SILENZIO possano un giorno trovarsi nei neglozi di dischi accanto ai Verve, ai Nirvana, a Madonna o Claudio Baglioni… E che la gente non avesse paura di Shakespeare.

8. Oltre Silenzio, cosa hai in mente per il futuro nella produzione audiofonica? Quali soddisfazioni puoi trarne?


Sto lavorando, ma ora è solo un’idea, a una collana di dieci CD ispirati a dieci opere shakespeariane. Vorrei produrli e sto cercando un editore. Sto lavorando al primo pezzo, un concept-album sul Re Lear, che dovrei portare a Roma, per strada, nelle piazze, a luglio. Il CD si chiama CORDELIA e si ispira alla figlia di Lear. Ci sarà jazz, pop, musica italiana, e anche testi originali che ho scritto io. Speriamo venga bene. Ah, questa volta, la copertina la disegno io! Soddisfazioni? Quando lavoro con i miei amici e ci divertiamo mi sento benissimo. Mattia Zanatta, il mio pianista, è un uomo meraviglioso e ci divertiamo moltissimo. Lo sai che abbiamo registrato L’ultimo giorno di un condannato a morte alle cinque di mattina nella mia cucina col microfono appeso al lampadario? Mattia è venuto apposta la sera prima da Treviso.
Una sera, facevo I due gentiluomini in un teatro all’aperto in Calabria, un teatro scavato in una grotta. Dopo lo spettacolo una signora viene a salutarmi sul palco e mi ringrazia. Ragazzi, lo spettacolo non era veramente niente di speciale, ma la signora mi stava ringraziando per la bella serata. Loro fanno lavori seri, lavori difficili. E io, come detto, sono il giullare del re.

 

Grazie Enrico per la tua disponibilità. Vorremmo che questo articolo dia uno spunto per chi volesse addentrarsi nel teatro, mostrando uno dei suoi aspetti più interessanti, ovvero il suono.
Speriamo di sentire altri tuoi lavori e magari assistere a uno spettacolo!


Traccia 1 di "Silenzio":

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Misura per Misura, Atto III Scena 1

DUCA
Fìssati sulla morte: ché vita e morte
saranno più dolci. Ragiona così con la vita:
se io dovessi perderti, perdo una cosa
che solo gli sciocchi vorrebbero tenersi.
Sei un alito, soggetto agli influssi del cielo
che infestano questa dimora dove abiti
ad ogni ora. Sei solo il buffone della morte,
che con la tua fuga ti sforzi d'evitare,
eppur le corri sempre incontro. Non sei nobile,
perché tutti gli orpelli che hai addosso
nascono dal fango. Non sei affatto impavida
perché temi il morbido e tenero morso
d'un serpetello. Trovi miglior pace nel sonno,
che spesso provochi, ma stupidamente temi
la morte, che non è di più. Non sei te stessa:
perché esisti sui mille e mille granellini
che vengon dalla terra. Non sei felice,
perché ti danni per ottenere ciò che non hai,
e quel che hai, lo scordi. Non sei sicura,
perché la tua disposizione muta
in strani modi, a seconda della luna.
Se sei ricca, ti ritrovi povera:
come l'asino che sotto la soma dei lingotti
piega la schiena, porti il peso della ricchezza
per un sol viaggio, e Morte te ne libera.
Non hai amici; le viscere delle tue viscere
che ti chiaman madre, effusione diretta
dei tuoi stessi lombi, maledicono gotta,
serpigo e cimurro che ancora non ti spacciano.
Non hai né gioventù o vecchiaia,
ma come un sonnolino dopo pranzo,
che sogna d'entrambe: la tua beata gioventù
incanutisce e méndica ai vecchi paralitici,
e quando ti sei fatta annosa e ricca
non hai calore, passione, agilità o bellezza
per rendere piacevole la tua ricchezza.
Cos'è allora che merita il nome di vita?
In essa si celano più di mille morti;
eppure noi paventiamo la morte,
che tutte queste disparità pareggia.



Pres
Written on Domenica 02 Gennaio 2011 22:38 by Pres

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