Maciste non é contento del diritto di voto alle donne, davvero per un cazzo e decide di usare la celebrazione del diritto di voto alle donne per urlare il suo messaggio come sempre pacato e tollerante al volgo. Un po come bestemmiare a natale, come proclamarsi vegetariano al festival del cinghiale di Migiandone di Ornavasso (esiste davvero, stentavo a crederci…).
E coglie anche l'occasione per smorzare la polemica (peraltro inesistente, ma la prevenzione di questi tempi é d'obbligo) contro chi lo accusa di megalomania e ego al limite della schizofrenia quando parla di se alla terza persona singolare. Maciste é il blog. Maciste non é chi lo scrive. Se la Simonetta nazionale dice "il consiglio federale non é contento", non penso mediti di sbarazzarsi degli altri 6 con l'acido e intascarsi uno stipendio che sfiorerebbe i 2.8 milioni annui.
Ma torniamo al tema principale. Maciste non é contento del diritto di voto alle pupe. Ma non perché si sente intimamente minacciato nella sua virilità peraltro da provare. No, perché votando anche le donne si sono rese colpevoli di collusione con la Cazzata Politica, uno dei crimini che a Maciste danno più fastidio. Dopo il furto di posto nella coda alla Migros e l'ignoramento volontario del pedone al passaggio pedonale. Roba da Carla del Ponte.
Almeno fino agli anni 70 potevamo dire: "se ogni volta che vedo una campagna elettorale mi viene il voltastomaco, se ogni volta che vedo un servizio da Berna mi viene il cagotto, se ogni volta che vedo Democrazia Diretta spengo la tele dopo 2 minuti in preda a isteria e crisi di panico, beh, é tutta colpa degli uomini. Stronzi loro!" Ecco, dal 1971 non possiamo più farlo. Tra l'altro la RSR mi ha appena informato che il 1971 é anche stato uno degli anni peggiori dal punto di vista dei decessi in incidenti stradali, i più malefici vedranno legami perversi tra le due cose. Io no.
A parte l'aneddoto decisamente ilare, non si vuole in questa sede mettere in discussione il suffragio universale. E non si vuole neanche asserire tra il lusco e il brusco che donna in politica uguale donna cattiva. Anzi, il minchiata-rate femminile sull'arena politica nazionale mi sembra comunque decisamente inferiore di quello maschile. Ma questo non é il punto. Il punto era (per chi ha cominciato a leggere questo post ed é arrivato fin qui chiedendosi: "dove minchia vuole andare a parare?") quello di usare pretestualmente questo giorno di celebrazione per esternare un sentimento sempre più dinamitardo di avversione per la politica come viene fatta oggigiorno. E davvero fastidiosa, davvero, non faccio apposta, non sono neinsager. Prendiamo un esempio, non a caso. Date un occhiata ai video fatti dal PPD per la loro campagna elettorale al consiglio di stato e provate a non urlare nemmeno una volta "ma vai a fare in culo". E difficilerrimo. Non solo per quello che viene detto, anzi, quello é forse il meno. Ma la forma! La forma, cazzo!! Avranno speso migliaia di franchi per farsi fare quei video da una ditta di comunicazione. E quei video sono inguardabili! Cioè, nessuno dei cameraman, dei montatori, degli autori, hanno avuto il coraggio di dire alla metà dei candidati che parlare con un tono a metà tra il militare e il soci dala birra fa venir voglia di scaraventare il monitor in giardino?
Ma forse é Maciste che deve abbassare l'asticella della sua tolleranza...





















