Se in questi tempi assai cupi di campagna elettorale avessi dovuto cedere al luogo comune, sfociando in un mesto "non c'è limite a peggio", probabilmente sarei rimasto afono. O comunque decisamente più povero a causa delle Mebucaine.
Non entro nel dettaglio, ci vorrebbero due tomi della Divina Commedia e una Gerusalemme Liberata per farci stare tutto il quantitativo di ira (funesta e no), di vergogna (malcelata o meno) e soprattutto, di dolorosissima delusione per l'ennesimo calcio in culo dato al medio senso. Quello buono non lo tiro neanche in ballo perché ancora in trattamento dopo l'Abu Grahib morale subita.
Prendo un esempio su tutti: lo slogan elettorale. Se ti senti stronzo, intollerante, svogliato, suicidario, e tutto sommato rotto in culo, di certo non ti candidi. Lo puoi anche essere, a giudizio del volgo, ma tu non ti senti tale.
Non esiste quindi la necessità, e il susseguente bisogno, di palesare la tua motivazione, solidarietà, dinamicità, paraculità su di un cartellone con il tuo bel faccione di fianco. E se anche questa necessita si facesse sentire, il cervello umano è dotato di un gadget davvero performante chiamata raziocinio, una sorta di ABS della minchiata, che fa si che magari nel luogo comune ci cadi, ma solo perché c'era ghiaccio e comunque ti hanno spinto da dietro. Se il cloro va dato solo ed esclusivamente al clero, al politico auguriamogli almeno diventi stitico (non ho trovato di meglio, abbasso il capo e subisco mestamente lo scherno).
E poi non dimentichiamoci che Photoshop esiste, tanta gente ha dato il sudore della propria fronte (alcuni di essi si sono pure recisi il membro per la causa) per sviluppare un utensile capace di evitare certi obbrobri. Non dico di eliminare i punti neri di Eros Nicola Mellini, gran sottocaliffo alla minchiata, ma almeno regolare i colori e il contrasto lo si potrebbe fare.





















