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È domenica pomeriggio, sto seduto su una panchina ombreggiata a godermi gli ultimi scampoli di un'estate quantomeno bizzarra, sulle sponde del lago Lemano, più precisamente a Vidy.

Come succede ogni volta che sono qui, il benessere mi pervade inaspettatamente come una sorsata di Braulio dopo un lauto pasto. La brezza, il lago, il prato, per le alpi basta alzare lo sguardo, e per vedere pattinatori principianti fare l'harakiri del loro orgoglio basta girare la testa di 90° (mi sa che quella dell'harakiri l'ho plagiata da qualcuno ma non ne sono sicuro…). Cosa chiedere di più dalla vita? Probabilmente molte cose ma in questo momento non mi viene in mente nulla.

É da ormai troppo tempo che non scrivo colpevolmente sul blog, vuoi per la mini overdose provocata dal festival del film, vuoi per una certa frigidità mentale che mi affligge in queste ultime settimane.
Ma dopo quasi 10 anni spesi a Losanna, fa sempre un effetto strano il ritorno da esule al contrario; un misto di nostalgia, ammirazione, felicità e cacca molle (questo non sempre, dipende anche dal treno). Questo effetto strano provoca moti interni (che nulla hanno che vedere con le fuoriuscite sovreccitate) intensi, papabili di produzione creativa. Eccomi dunque qui, portatile in grembo, a scrivere una sorta di post-coito (molto meta questa) con il festival di Locarno. Avrei voluto farlo subito, avrei dovuto farlo subito, ma tant'è.
Avere il privilegio di essere uno degli inviati di Radiogwen al festival é davvero stato una figata assurda, diciamolo pure senza mezzi termini. Al di la del caffè gratuito della sala stampa, il susseguirsi di film, gente ovunque, casa Gwen e ancora film ha portato sicuramente a una sorta di overdose cineastica e redattiva importante ma ha soprattutto fornito un appagamento culturale e un divertimento impagabile. Essendo stata per me la prima volta al festival di Locarno, posso sicuramente fregiarmi di aver cominciato con il più classico dei botti, basti citare l'epico incontro con Andres Standing, il chitarrista peculiare svedese. Di base il botto si limita a questo ma comunque meglio che un calcio nell'appendice inguinale.
Tutto questo guardare film che come denominatore comune hanno l'estraneità dal mainstream cinematografico, mi ha indotto a una conclusione che fa comunque pensare: si vedono molti più cazzi che quelli che siamo abituati a vedere nelle produzioni a larga diffusione. I temi non cambiamo molto (sono magari trattati con più finezza, con più serietà, in modo più radical-chic), gli attori sono comunque attori, persino le tette non cambiano molto (forse, anzi sicuramente, meno malcelato silicone), sono davvero i cazzi a fare la differenza, sia quantitativamente che qualitativamente. E dire che non ho nemmeno assistito alle due proiezioni semi-porno di François Sargat… Ma perché?
Non cercherò di rispondere a una domanda che lascia il tempo che trova, anche perché non é che la cosa mi abbia infastidito o allietato più del dovuto, mi sono semplicemente sentito in dovere di esternare questa mia percezione, comunque statisticamente valida.

Radiogwen non la posso ascoltare, non ho internet qui a bordolago, quindi non so che musica stia passando. Io però mi sparo nelle cuffie i Kinks, che secondo me si adattano cazzutamente bene alla tavolozza di emozioni semi nostalgiche che porta una assolata domenica di fine estate. "Sunny afternoon" dovrebbe arrivare tra qualche canzone e io già me ne rallegro.


Ganjer
Written on Lunedì 03 Gennaio 2011 12:23 by Ganjer

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