Programmazione Blog Maciste contro Tutti Maciste contro le Code (e pure Washingon Toast, tié)

Lo so é una tristezza infinita. Quasi come guardare rete 4 il sabato pomeriggio o telelombardia a partire dalle 23 (che tra l'altro non ci sono neanche più le donnine coperte dai numeri telefonici, una vera vergogna), o addirittura come leggere il Washington Toast. Sono cose che fanno male all'orgoglio e spesso pure a una parte del nostro corpo più concreta e meridionale. 

Sarà l'autunno, sarà il governo, sarà il rimpasto in Consiglio Federale, sarà la presenza di manifesti di dubbio gusto esortanti all'ostilità verso chi di base ci permette di avere lo standard di vita che abbiamo (figa quanto può innervosire a volte l'ignoranza altrui…), ma la mia fertilità (redazionale) ha subito un crollo neanche fosse Hu Jintao stesso a impormi una politica di controllo dei post.

Ma ieri in barba alla mia ignavia, l'epifania creativa mi ha unto, dandomi un'altra testimonianza di come il fatto che il mondo vada sostanzialmente di merda lo si vede anche dalle piccole, piccolerrime, cose.
Mi trovavo allegramente in coda alla Coop di Chiasso (Via Maestri Comacini, per chi volesse sapere dove vado e quindi evitarmi); dove, come spesso accade, é aperta una cassa sola. E fin qui tutto bene. Il flusso di clienti intenzionati a pagare però aumenta repentinamente, un po come le acque della Maggia dopo un fortunale estivo (cazzo neanche Giorgio Orelli questa…). Io navigo nelle ultime posizioni della classica di chi passerà alla cassa per primo, e dentro di me spero vivamente che il gioco di squadra delle commesse sia scintillante come quello della Longobarda, spingendole quindi a dare nuova linfa alla staticità della colonna aprendo una nuova cazzo di cassa.
Un fascio di luce penetra dal soffitto, accompagnata da Chariots of Fire di Vangelis, e il miracolo accade: inginocchiata sulla cassa, con tanto di tunica, aureola e mani in penitenza, una cassiera-tela del Caravaggio toglie l'ostile cartello "cassa chiusa" e ci apre le porte di un momentaneo paradiso commerciale.
Io già pronto alla penitenza e al digiuno per ringraziare le potenze celesti per cotanta grazia, mi accingo ad afferrare il mio cesto ricolmo, quando due o tre stronzi che di base facevano finta di cercare qualcosa nelle vicinanze della cassa e altrettanti stronzi dietro di me in fila emulano le gesta di Usain Bolt e in due millesimi di femtosecondo sono già in colonna dall'altra parte. Cazzo-FIga-Vi-Odio-Stronzi-Anche-Se-Lo-Faccio-Sempre-Pure-Io.
Lo so, sono cazzate infinitesimali, non vale la pena innervosirsi. Però trovo - facendo della sociologia da porchettaro - che sia abbastanza sintomatico della oggigiorno società: tutti quelli che si sono ammucchiati sulla cassa appena aperta, avevano visto benissimo che c'era gente che aspettava da ben più tempo di loro (unico scusato, Manuele Bertoli che si aggirava di li). Ora, una logica che possiamo definire "cooperativa" e "fanculo perché devo guadagnare due minuti inculandoti un posto che di base spetta a te?" detterebbe di lasciare il posto alla cassa nuova alle persone già in coda che desiderano attuare il Grande Salto. Eppure una sega di nessuno l'ha fatto. E probabilmente mai lo farà.
E poi non ci lamentiamo dei cartelloni pubblicitari contro i frontalieri, e poi cominciamo a dare del badino a ogni macchina con targhe italiane davanti a noi, e poi cominciamo a evitare viale Volta perché ci sono giù gli Africani che minchia, oh, a volta cazzo provano pure a salutarti…
Saranno forse cazzate, sarà forse della demagogia al contrario, però a me sono cose che fanno innervosire (un pò come TextEdit che mi corregge "cazzate" in "calzate"…).


Ganjer
Written on Lunedì 03 Gennaio 2011 12:29 by Ganjer

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