Disco Doom, nome a cui ancora ora faccio fatica ad attribuire al gruppo, sono un complesso musicale che ormai stanno facendo una loro storia sono un complesso musicale che ormai stanno facendo una loro storia nella scena svizzera del rock minimalista, del post-rock, del grunge.
Il gruppo è formato principalmente da Anita Rufer e Gabriele di Marco (un originale esempio di italo-svizzero) e insieme sull'arco di 13 anni lavorano con diversi batteristi creando un genere musicale che appunto ricorda in vari momenti diversi gruppi come i primi Foo Fighters, i Nirvana, i Dinosaur Jr, ma poi momenti più complessi con influenze dei Jesus and The Mary Chain giocando poi con barriere sonore post-rock.
E' stato interessante vedere un gruppo del genere suonare in un locale ticinese, in questo caso al Living Room. Perchè proprio loro dimostrano, con la complessità e la diversità dei loro pezzi, ognuno stracolmo di intelligentissimi ritmi di duro rock e momenti quasi psichedelici, che in un modo o nell'altro in qualunque locale ticinese, saranno sbagliati. Ovvero, non esiste un locale nel nostro cantone che possa abbracciare dal punto di vista dell'atmosfera, della grandezza (e non stiamo parlando di stadi olimpici), magari oserei del pubblico, le sonorità di un gruppo come i Disco Doom.
Si ripropone il grande problema di un eterno circolo vizioso, ovvero la difficoltà ad avere una costante proposta musicale ticinese che possa fare da concorrenza (buona) ad altre rassegne e luoghi come certi festival o locali a Losanna, Zurigo, a Basilea. Abbiamo questo territorio descritto dalle città-etichette che quasi toccano il concetto di metropoli ma che chiaramente non può essere per ovvi motivi. Ogni città ha un significato ben preciso nell'immaginario colletivo. Locarno è troppo lontana, Bellinzona ha il castello, Lugano è snob, Mendrisio ha quell'orribile Fox Town, Chiasso è un tappo di confine lugubre e fredda (specialmente oggi che stra-nevica). E ogni tanto sembra che se ci fossero o non ci fossero delle proposte o degli eventi musicali non farebbe differenza e si rimarrebbe ad un meschino "cheppalle non c'è mai niente da fare in Ticino".
Ma rimane un immagine mentale, che speriamo di poter cambiare a furia di insistere.
Navigando oltre questa parentesi polemica e tornando al gruppo, la serata è stata davvero ottima e la poca gente che è passata a vederli ha potuto davvero apprezzare un ritorno a un rock grezzo, un indie anni 90 ancora incazzato e smarrito con poche parole e conseguente sofferenza.
Parlicchiando con il cantante dei Pussywarmers, si diceva che sono sonorità e pattern musicali che non arrivano subito graziosamente all'orecchio. Che può piacere o non piacere. Ma secondo me, le proposte dei Disco Doom sono nuovi esperimenti di concept album, meno basati su una storiella con l'inizio e la fine ma piuttosto una rete, un rizoma che può essere affrontanto da più parti e goduto nel suo complesso affondando lentamente nei suoi particolari messaggi ad ogni nuovo ascolto.
E gli album sono assolutamente da sentire.
Vi lasciamo alla breve intervista dove raccontano la loro particolare scena musicale:
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E al live!
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Ringraziamo


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