Vedere tutti i film al LUFF è pericoloso. L'offerta non è mai come quella di una domenica pomeriggio a vedere lo spettacolo 3D in bella compagnia.
Bisognerebbe mettere i cartelli d'avvertimento prima delle giostre più adrenaliniche: hai problemi di cuore? la schiena sta bene? sei alto almeno 1m e 40cm? Insomma, lo stomaco deve reggere. Poi, ci si affonda nella poltrona insieme agli altri curiosi e collettivamente si parte sulla giostra più difficile di tutte.
.Modus Operandi:
- Regia : Frankie Latina
- Paese di produzione : Stati Uniti
- Data di produzione : 2009
- Genere : Kitch-comedy
- Categoria Luff : concorso lungometraggi




Se James Bond resta il vostro assoluto ed intoccabile mito, allora il film di Frankie Latina fa al caso vostro.
Modus Operandi é un omaggio ai film di spionaggio anni ’70 rivisitati in chiave parodica.
Latina riprende gli elementi essenziali del genere: spie, spiati, missioni della più alta importanza e belle donne spietate (che in Modus Operandi sono rigorosamente svestite); inserendoli in una trama volutamente incomprensibile; sostenuta da attori volutamente inespressivi; in uno scenario volutamente kitch (da un momento all’altro ci si aspetta di vedere apparire Matula di Ein Fall fur Zwei) ispirato, per l’appunto, agli anni ’70.
Difficile ricostruire la struttura narrativa dell’opera a causa dei bruschi (e non casuali) tagli tra una scena e l’altra, ma in sostanza abbiamo a che fare con un anti James Bond di nome Stanlay Cashey,: é brutto, è floscio, è bianchiccio ma soprattutto è un pericolosissimo ex agente della CIA che, a seguito dell’ omicidio della bellissima moglie, si chiude in un’alcolica apatia.
Il dovere però lo reclama: due valigette del presidente, dal pericoloso e compromettente contenuto, sono state rubate da dei bifolchi senza scrupoli e con dei baffi improponibili. Cashey é l’unico uomo al mondo in grado di recuperarle. In cambio la CIA gli rivelerà il nome del carnefice della moglie. Parte così l’avventura del nostro pallido e annoiato anti eroe: tra donne armate in bikini, omicidi, rapimenti, pellicce da pappone e telefoni “grillo”.
Modus Operandi, primo lungometraggio di Frankie Latina è un film ironico e incasinato, senza troppe pretese se non quella di divertire un pubblico che non si prende troppo sul serio.
Mes nuits avec…Alice, Pénélope, Arnold, Maud et Richard.
- Regia: Michel Barny et Frédéric Lansac
- Titolo in inglese: Crazy girls in heat
- Paese di produzione: Francia
- Data di produzione: 1975
- Genere: assolutamente pornografico
- Categoria Luff: Carta bianca a Christphe Bier: la pornografia francese - un cinema da (ri)scoprire.





Quest’anno il Luff dedica un’intera sezione alla pornografia francese, affidando la selezione dei film a Cristophe Bier, redattore capo del “Dictionnaire des films français érotiques et pornographiques” (in uscita ad aprile 2011 presso Serious Publishing, www.seriouspublishing.fr).
L’idea è quella di far riscoprire al pubblico un genere che da troppo tempo viene moralmente condannato e legalmente censurato: negli anni ‘70 in Francia, l’emergenza del genere pornografico fu subito seguita dalla famosa “Loi X” , legge volta a penalizzare la pornografia attraverso pesanti tasse e attraverso una ghettizzazione che escluse i film dai principali cinema confinandoli in apposite sale.
Giudicato come “volgare, perverso, discriminante e malsano” il sesso presentato in questi film è, in realtà, un sesso libero da pregiudizi, un sesso fantasioso e molto ironico.
Mes nuits avec…:
Ok, questo è in assoluto il film più divertente che abbia visto al Luff di quest’anno (l’anno scorso la mia stima era tutta per Bruce LaBruce e il suo piccolo “capolavoro” Otto; or Up with Dead People Luff 2009).
L’idea dei registi Michel Barney et Frédéric Lansac di riprendere (sebbene solo a livello di ispirazione) La grande abbuffata di Ferrei e di farne un porno è davvero degna di nota.
Qui i protagonisti non muoiono di cibo ma di sesso! Si, perché l’imperativo di questo film é morire godendo!
Tre donne deluse dalla vita, dalle relazioni e dai rapporti sessuali, decidono di farla finita. E per fortuna perché mai scelta fu più felice!
Se non avessero deciso di morire (fallendo) non avrebbero mai incontrato Maud, misteriosa signora (s)vestita di nero che, come Beatrice con Dante, le guiderà nel paradiso dei sensi; ma soprattutto non avrebbero mai incontrato Arnold, fedele servitore della Beatrice-Peccatrice!
E qui scusate, ma non posso astenermi dall’aprire una parentesi su Arnold.![]()
Arnold é quello che oggi potremmo definire un “diversamente dotato”: colpito da un fulmine in giovane età, vive con un pene in costante erezione. Instancabile; infallibile e probabilmente muto (alle soglie dell’autismo), Arnold prova (e regala) l’orgasmo perenne.
Vi lascio immaginare quante discussioni filosofiche animino i giorni e le notti delle allegre signorine.
In fondo chi l’ha detto che nella vita sia importante mangiare; andare al lavoro; dedicarsi al volontariato e preparare la cena al marito, quando si può tranquillamente starsene chiusi in una casa piena di oggetti fallici (che dire del pene viola di peluche formato gigante ?!) e volersi tanto bene?!
Il fine ultimo di questo simposio dei sensi è l’orgasmo che porta alla morte: tre donne diverse e tre differenti modi di morire attraverso il piacere del corpo. Un corpo che si apre e si scopre, una mente che si risveglia.
Effettivamente, dietro l’ironia della sceneggiatura, si cela una tematica molto “sentita” all’epoca: l’emancipazione della sessualità femminile. In Mes nuits avec… la donna fragile, silenziosa e sempre disponibile si trasforma in una donna consapevole e curiosa. L’idea di una “sessualità (femminile) al servizio del maschio”, tanto combattuta dalle femministe di ogni tipo, sembra trasformarsi qui in quella di “maschio al servizio della sessualità (femminile)”. In questo film la categoria maschile non ne esce con gloria: escludo Arnold (e ci mancherebbe!), gli altri uomini sono presentati come meschini, opportunisti e anche un po’buzzurri.
Pornofobi di qui e d’altrove, in questo caso avete qualcosa in comune con i vostri “nemici: la condanna della misoginia.
Mes nuits avec …è un film divertente e ispirante; sempre esplicito, mai volgare.
Didier Philippe-Gérard (alias Michel Barny)
. Wound
- Regia: David Blyth
- Paese di produzione: Nuova Zelanda
- Data di produzione: 2010
- Genere: Sado-psichedelico
- Categoria Luff: concorso lungometraggi.



Dopo l’esperienza del 2007 con il documentario Transfigured night, David Blyth, controverso regista neo-zelandese (anche autore nel 1993 di alcuni episodi dei Power Rangers, santissimo cielo, si, avete capito giusto) si ripresenta al Luff con un altro lavoro incentrato sulle pratiche SM e feticiste. Questa volta però si tratta di un lungometraggio di finzione.
Se in Transfigured night l’interesse del regista era rivolto ai web-cam streeptease del mondo fetisch; con Wound Blyth si lancia nell’universo dell’incesto e della paranoia mentale.
Per fortuna che di casi come quello di Susan (protagonista del film) ce ne sono pochi in giro: violentata dal padre in giovane età, con una madre che gestisce un bordello fetisch e una figlia morta alla nascita che riappare magicamente (diciassette anni dopo) nelle vesti di un’adolescente un po’“emofila” e, già che ci siamo, anche un po’ incestuosa (chi di noi non ha mai provato il desiderio di limonare con la mamma?!). Insomma un caso così delicato che nemmeno la D’Urso riuscirebbe a trovare le giuste parole di conforto.
Nessuno dunque si stupirebbe del fatto che la mente della cara Susan sia leggermente confusa e vagamente instabile (che poi in fondo fare la pipì nella carta alu, congelarla e servirsene come tappeto in una fossa scavata in giardino non è così strano).
Al posto della cara signora mi farei dominare anch’io da Sir John (forse però le mollette del bucato sui capezzoli no); taglierei anch’io il pisello di mio padre con delle forbici da giardinaggio (scena assolutamente non censurata, anzi direi che qui l’enfasi è all’apice) e, perché no, già che ci siamo anch’io darei fuoco al bordello in cui mia madre sta sodomizzando un giovane uomo dopo avermi comunicato, tra grasse risate, che mia figlia è nata morta.
Insomma, chiunque capirebbe che per Susan le cose non vanno troppo bene: circondata dei demoni del passato, in bilico tra reale e irreale, la poverina trova conforto solo nella vendetta e nel rapporto di sottomissione con il già citato Sir John.
Come potrebbe mai finire una vita così tragica?
Se riuscite a trovare il film, magari ve lo guardate e lo scoprite da voi perché io purtroppo non me la ricordo (questa non è la frase da “effettone”, ho DAVVERO rimosso il finale). Boh!
. Wound :
-
Regia: David Blyth
-
Paese di produzione: Nuova Zelanda
-
Data di produzione: 2010
-
Genere: Sado-psichedelico
-
Categoria Luff: concorso lungometraggi.
Dopo l’esperienza del 2007 con il documentario Transfigured night, David Blyth, controverso regista neo-zelandese (anche autore nel 1993 di alcuni episodi dei Power Rangers, santissimo cielo, si, avete capito giusto) si ripresenta al Luff con un altro lavoro incentrato sulle pratiche SM e feticiste. Questa volta però si tratta di un lungometraggio di finzione.
Se in Transfigured night l’interesse del regista era rivolto ai web-cam streeptease del mondo fetisch; con Wound Blyth si lancia nell’universo dell’incesto e della paranoia mentale.
Per fortuna che di casi come quello di Susan (protagonista del film) ce ne sono pochi in giro: violentata dal padre in giovane età, con una madre che gestisce un bordello fetisch e una figlia morta alla nascita che riappare magicamente(diciassette anni dopo) nelle vesti di un’adolescente un po’“emofila” e, già che ci siamo, anche un po’ incestuosa (chi di noi non ha mai provato il desiderio di limonare con la mamma?!). Insomma un caso così delicato che nemmeno la D’Urso riuscirebbe a trovare le giuste parole di conforto.
Nessuno dunque si stupirebbe del fatto che la mente della cara Susan sia leggermente confusa e vagamente instabile (che poi in fondo fare la pipì nella carta alu, congelarla e servirsene come tappeto in una fossa scavata in giardino non è così strano).
Al posto della cara signora mi farei dominare anch’io da Sir John (forse però le mollette del bucato sui capezzoli no); taglierei anch’io il pisello di mio padre con delle forbici da giardinaggio (scena assolutamente non censurata, anzi direi che qui l’enfasi è all’apice) e, perché no, già che ci siamo anch’io darei fuoco al bordello in cui mia madre sta sodomizzando un giovane uomo dopo avermi comunicato, tra grasse risate, che mia figlia è nata morta.
Insomma, chiunque capirebbe che per Susan le cose non vanno troppo bene: circondata dei demoni del passato, in bilico tra reale e irreale, la poverina trova conforto solo nella vendetta e nel rapporto di sottomissione con il già citato Sir John.
Come potrebbe mai finire una vita così tragica?
Se riuscite a trovare il film, magari ve lo guardate e lo scoprite da voi perché io purtroppo non me la ricordo (questa non è la frase da “effettone”, ho DAVVERO rimosso il finale). Boh!





















