Cari saluti da Zurigo
Di Arianna Girella, sound design di Fabio Bruno. Non si tratta dell'ennesimo magazine sulla diaspora italiana, ma di uno sguardo nuovo e diretto sulla città, attraverso le storie, le voci e le esperienze di chi la abita. Il nome del programma, Volter, è un gioco di suoni e significati: evoca l'idea di voltarsi, di cambiare prospettiva, di osservare ciò che ci circonda da un altro punto di vista. E come il Cabaret Voltaire fu un luogo di incontro per le avanguardie del primo Novecento, Volter vuole essere uno spazio di scambio – non per le menti più brillanti dell'epoca, ma per le voci italiane che ogni giorno animano le strade di Zurigo.
In questa puntata, Volter torna indietro nel tempo per raccontare la storia dell’emigrazione italiana a Zurigo. Attraverso la voce di Maria, che da bambina lasciò la Campania per raggiungere prima Losanna e poi Zurigo, riaffiora l’atmosfera degli anni Sessanta, segnata da pregiudizi e fatica, ma anche tanta resilienza. Accanto a lei, Luciano, italiano di seconda generazione, offre uno sguardo diverso: quello di chi è cresciuto tra due lingue e due appartenenze, cercando un equilibrio tra radici e integrazione. Insieme, le loro storie diventano un racconto corale di identità e memoria, che attraversa decenni di cambiamenti e continua a definire l’anima multiculturale di Zurigo.
In questa puntata, Volter si addentra a Schwamendingen, il quartiere a nord-ovest di Zurigo. Con Gabriella, architetta e appassionata di urbanistica, abbiamo ripercorso la nascita del quartiere ispirato al modello della città giardino, pensato per offrire aria, spazio e comunità ai lavoratori dell’epoca industriale. Oggi, però, Schwamendingen vive una trasformazione profonda: la densificazione urbana e i progetti di riqualificazione stanno cambiando il suo volto. Tra palazzi moderni e spazi verdi sopravvissuti, il quartiere diventa così il simbolo di un’identità in bilico — sospesa tra gentrificazione e resistenza culturale.
In questo episodio, Volter segue il corso della Limmat, il fiume che attraversa Zurigo. Da arteria industriale ad anima liquida della città, la Limmat racconta una storia di riconciliazione con la natura. Con Alessandro, studente di geografia, il dialogo scorre tra osservazioni urbane e riflessioni ambientali: si parla del processo di rinaturalizzazione che ha restituito vita e biodiversità al fiume, di come l’acqua sia tornata a essere luogo di incontro e cultura, e delle sfide di una città che cerca il giusto equilibrio tra sviluppo e ambiente.
In questa puntata, Volter entra alla Kunsthaus di Zurigo, l’istituzione artistica più importante della città. Tra le sue sale luminose e la sua architettura monumentale, il museo offre infatti spunti per domande complesse e urgenti. Con Margherita, studentessa di architettura, riflettiamo su cosa significhi oggi esporre opere la cui provenienza porta con sé il peso della storia. La conversazione attraversa i corridoi del museo come un’indagine sul ruolo etico delle istituzioni culturali, tra responsabilità, trasparenza e dialogo internazionale.
In questa puntata, Volter si muove tra i parchi di Zurigo. Con Fedro come compagno di cammino, il viaggio attraversa giardini meno noti — dal futuristico Parco MFO, dove l’acciaio incontra le foglie, fino alla misteriosa Villa Patumba, che porta con sé le ombre del colonialismo. Tra una conversazione e l’altra, emergono riflessioni sulla memoria storica, sulla street art come forma di protesta e sull’importanza di questi luoghi come pause consapevoli nella frenesia cittadina.
Nel primo episodio, Volter si immerge nel cuore di Zurigo, in Spiegelgasse 1. Qui infatti, tra le mura di un piccolo retrobottega, nel 1916 nacque un movimento che cambiò per sempre la storia dell’arte. Monica Unser, assistente curatrice del Cabaret Voltaire, ci guida in un viaggio nel tempo, raccontando come da quel luogo fatto di musica, poesia e provocazione nacque il Dada — un movimento che rifiutò ogni regola e che aprì la strada a una nuova libertà espressiva.